Ogni quadro è una parte di me, molti di loro mi accompagnano da 40 anni e 10 traslochi…

Alcune realizzazioni

Quattro chiacchiere con Marco Lussoso
Queste due arti visive le ho sempre amate, sono nato a Roma nel 1962 e dopo essermi trasferito a Pescara, ho conseguito il diploma all’Istituto Statale D’Arte dove ho studiato tutte e due le materie.
La fotografia è diventata il mio stile di vita nel 1986, quando ho iniziato la professione di fotoreporter per il quotidiano “Il Centro”, ma il mio primo quadro l’ho realizzato un anno prima, nel 1985.
All’inizio ero combattuto per l’indecisione su quale dei due mestieri puntare, i casi della vita mi hanno fatto optare per la fotografia anche se ho sempre continuato a dipingere, senza finalità prettamente commerciali ma solo per dare sfogo alle mie emozioni.Ho passato notti insonni con i pennelli, le spatole e gli acrilici a dipingere e creare, assecondando i miei vari stati d’animo che ardevano dentro di me, mentre di giorno continuavo a fare il fotoreporter.
Come sono stati gli inizi con la pittura?
Dopo aver finito gli studi artistici e conseguito il diploma, nel 1985 ho realizzato il mio primo quadro: un polimaterico di cm 60×50, è stato fondamentale l’incontro nel 1987 con Cesare Manzo, storico gallerista di Pescara, animatore culturale e personaggio notissimo nel mondo dell’arte, che mi ha consigliato di continuare a dipingere.
Ci descrivi Marco: l’artista e l’uomo?
Il mio lato artistico è quello logico, razionale, spinto da pulsazioni emotive e motivazioni molto ambiziose, la mia parte umana invece è quella che definisco difettosa, fatta di momenti di esaltazione contrapposti ad insicurezze e dubbi.
Una vita piena di successi professionali e traguardi personali, nella quale non mi è mancato nulla, dove sono riuscito a raggiungere tutti gli obiettivi che mi ero prefissato, ma una vita che mi ha riservato anche momenti molto bui, sfociati con un periodo di forte depressione e attacchi di panico, delusioni, tradimenti… Fortunatamente li ho superati con determinazione, forza di volontà e persone amiche che mi sono state vicino.
Qual’è il tuo rapporto con la commercializzazione dei tuoi quadri?
La prima svolta ci fu nel 1988 quando il critico d’arte Leo Strozzieri mi invitò a partecipare, con due quadri, alla “Mostra nazionale di pittura collettiva” organizzata dalla Fondazione Francesco Paolo Michetti, dopo pochi mesi iniziarono ad arrivarmi delle richieste di collezionisti per visionare i quadri da poter acquistare. Ero sempre combattuto nel farlo perché facevo molta fatica a staccarmi definitivamente dai miei quadri e non riuscivo a dargli un prezzo, in questo mi aiutò moltissimo sempre Leo Strozzieri che mi fece capire che l’arte doveva essere condivisa e divulgata, che non aveva alcun senso che i miei quadri restassero chiusi nei miei magazzini e mi consigliò le quotazioni di base da applicare.
Così pian piano sono entrato nella mentalità dell’artista che produce quadri e poi se ne separa, con la consapevolezza e la soddisfazione che se i quadri vengono acquistati, sicuramente sono stati apprezzati.L’inizio della mia collaborazione nel 2024, come fotografo, per la casa d’aste “Meeting Art” di Vercelli, mi ha dato nuovi stimoli e l’approccio mentale giusto nel dare alla mia passione per la pittura una maggior concretezza, concependola come nuovo stile di vita, portandomi a fare così lo “switch” con la fotografia, che continuo ad esercitare.







